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Cronache dalla galassia – Nono capitolo / Un artista (matto pure lui)

di Luca Giannini

Da quando lo conosco, Ben Ur (senza l’acca) mi ha sempre fatto pensare a Efesto. È incazzosissimo, anche se cerca di dominarsi frequentando corsi di uncinetto e leggendo libri sullo sciamanesimo. Ricordo che mesi fa lo incrociai davanti alla chiesa di San Luca in pieno pomeriggio. L’occhio ormai stregattesco, il gesticolare concitato, le mani che si univano nel gesto del “che cavolo vogliono”, le braccia distese e il resto del corpo gettato indietro. Era da solo, io no. Aveva cominciato a parlarmi duecento metri prima, per sfogarsi dell’ennesima disavventura con certi umani succhiaenergie e arraffasoldi. Per fortuna, piazza San Luca è frequentata da meraviglie simili a lui, quindi turisti e passanti non ci fanno molto caso. Inutile dire che la sua rabbia era più che giustificata. E Ben Ur è davvero un Efesto piovuto qui per sbaglio, quindi con in faccia un’espressione spesso disorientata.

Però è un formidabile costruttore, a cominciare dagli automi di cui si è circondato. A differenza di quelli del dio greco, i suoi non sono ancora stati animati. Sono appesi, crocifissi ai muri, smembrati e in attesa dentro la sua fucina. Ben Ur ha costruito di tutto per suoi amici: armi e armature per Zeus, Hermes, Apollo, Afrodite, Eros, Agamennone e Achille, Eracle e Teti. Credo stia progettando un Talo per il porto: una mattina ci sveglieremo e vedremo tutti il gigante di bronzo ergersi sul mare. Sono praticamente certo che Genova sia una città di dèi, ma loro non sono così fessi da manifestarsi; se ne stanno nascosti, assumono sembianze umane in modo da non essere troppo disturbati. Efesto-Ben Ur però l’ho beccato, e attraverso di lui è probabile che arrivi a scoprire gli altri. Vedremo. Occorre stare attenti perché Ben Ur è molto sospettoso.

L’umore di Ben Ur, comunque, è migliorato di recente, da quando si è convinto di esistere perché qualcuno lo sta sognando. Si dev’essere sentito sollevato da molte responsabilità. Ha ricominciato a ricordare i suoi complicatissimi sogni e trascorriamo serate a raccontarceli. A volte ridiamo fino alle lacrime, soprattutto quando parliamo delle reciproche patologie. Ben Ur soffre di allergie stranissime: alle arance, alle facciate delle chiese quando sono troppo vicine, alle sedie pieghevoli. Sostiene di essere freddoloso: in realtà è atermico e si veste nello stesso modo a prescindere dalle stagioni.

Del suo passato racconta poco. Sì, la storia della sua caduta dall’Olimpo durata giorni e notti, del tuffo nell’oceano e del soccorso delle nereidi la conosciamo. Ma su quel nome ridicolo da colossal americano non proferisce verbo. E a Charlton Heston non somiglia per nulla. Si è fatto crescere la barba per rappresaglia, dice, ma non sappiamo contro chi o che cosa. Ho notato, però, che comincia a somigliare al generale Wallace, l’autore del romanzo da cui furono tratti i vari film.

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